IL TEMPO DI RELAZIONE È TEMPO DI CURA

È opinione comune identificare la cura rivolta alla persona soltanto con l’assunzione di farmaci e/o interventi diagnostici e terapeutici anche invasivi; l’Infermiere riesce a scardinare questa concezione, instaurando una relazione basata sul suo agire professionale e la fiducia acquisita dal suo assistito, che diventa tempo di cura, così come recita l’articolo 4 del Nuovo Codice Deontologico dell’Infermiere. Tutto ciò rispecchia il nuovo modo di guardare la persona assistita da parte di una società che intende fare di essa il perno e l’attrice principale in ambito sanitario, in piena consapevolezza e libertà.
Infatti la Legge 219/2017 valorizza la relazione di cura e di fiducia tra l’assistito e il personale sanitario, pone grande attenzione al rispetto della volontà e della libertà della persona attraverso vari strumenti tra cui il consenso informato, le disposizioni anticipate di trattamento, il diritto all’informazione sul suo stato di salute o di delegare tale diritto ad un’altra persona, e molto altro.
Dobbiamo considerare che la malattia si inserisce in una vita che scorre, molto spesso freneticamente per necessità o per scelta, perché riempita di impegni ed eventi, e la interrompe bruscamente, a volte ne prende pieno possesso, cambiando la percezione e il valore del tempo presente e futuro, delle relazioni, delle prospettive e dei progetti. L’Infermiere si inserisce in questo contesto difficoltoso e si pone non solo come un aiuto ma come un alleato della persona assistita, il cui compito è quello di condurla ad un ruolo attivo nella gestione della sua malattia, non soltanto attraverso un’adeguata compliance alle terapie, ma un vero e proprio engagement, cioè un coinvolgimento attivo nel suo processo di cura.
Pertanto, l’Infermiere accoglie l’assistito nella totalità dei suoi problemi, fisici ed emotivi, cercando di trasformare la sua fragilità in resilienza; il tempo dedicatogli non si misura con l’orologio (non è importante la quantità), bensì con ciò che si riesce a costruire insieme a lui, attraverso l’ascolto ed il dialogo, creando intesa e complicità. Il tempo dunque diventa cura, perché è condivisione, partecipazione attiva e consapevolezza di quanto si sta vivendo.
L’Infermiere costruisce questa particolare alleanza con l’assistito, un’alleanza di tipo sbilanciato, come quella tra Dio e l’uomo: in cui una parte mette tutto quanto è in suo potere fare e l’altra parte quasi niente, se non il suo affidarsi nel corpo e nelle emozioni.
L’obiettivo dell’Infermiere è quindi quello di farsi vicino al suo assistito, sempre, al di là della diagnosi e delle implicazioni della stessa, per fargli sentire che può contare su di lui per affrontare attivamente il suo problema di salute, ricercando in ogni momento il miglior benessere possibile, che si prende carico di lui, del rispetto della sua dignità e della sua volontà, della sua sicurezza nell’intero percorso di cura, del controllo del dolore, della riservatezza delle informazioni sul suo percorso di cura.
Quando questa particolare intesa tra Infermiere ed assistito viene stabilita si può affermare che il tempo della loro relazione è tempo di cura.
Dott.ssa Antonella Poscente
Consigliere OPI Rieti
21 Gennaio 2025













